Il problema dei link infetti su Twitter

Uno dei punti di forza del network del “cinguettìo”, la concisione dei messaggi, è però anche l’origine di una delle sue maggiori vulnerabilità. Per rientrare nel limite dei 140 caratteri, quando gli utenti vogliono condividere un link coi propri follower sono costretti ad accorciare l’Url con uno dei tanti servizi appositi reperibili sul Web (come Bit.ly, Tiny.cc. Tini.ly, Ow.ly).

In questo modo il link diventa sì molto più corto, ma ne viene resa irriconoscibile la destinazione. Per esempio, l’Url: http://bit.ly/dmrhbh, potrebbe portare a un articolo in inglese su Facebook come a qualsiasi altra cosa. I malintenzionati ne approfittano per disseminare all’interno del network dei link che portano a siti infetti, visitando i quali si contrae (a meno di non essere adeguatamente protetti) ogni tipo di virus e di spyware.

In alternativa si può essere dirottati a un sito di phishing ovvero a una pagina Web mascherata da servizio affidabile (potrebbe essere la schermata di accesso a Facebook o  a un altro social network) in cui viene chiesto di inserire i propri dati di login. Dati dei quali si impossesserà invece l’hacker con conseguenze più o meno gravi, che possono andare dal semplice furto di identità, con l’utilizzo del vostro nome per inviare spam o allegati infetti ai vostri contatti, allo svuotamento del vostro conto corrente.

In attesa che Twitter, come ha annunciato, lanci il proprio servizio interno di accorciamento degli Url, che dovrebbe garantire il filtraggio degli indirizzi “maligni”, si possono prendere alcune contromisure. Per esempio, installare Long Url Please, un plugin di Firefox che serve a “espandere” gli indirizzi contratti, così che possiate capire dove vi dirigerete cliccandoci sopra. Non funziona però con le versioni più recenti di Firefox. Oppure usare Embiggen (http://ghill.customer.netspace.net.au/embiggen).

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